Il 2023 è l’anno della (ri)scoperta del talento

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Il 2023 è l’anno della (ri)scoperta del talento

Per capire cosa ci attende nel 2023 dal punto di vista del mondo del lavoro e dei suoi trend, la redazione di LinkedIn Notizie ha intervistato diversi esperti del settore e raccolto alcuni dati molto interessanti.

Talento è la parola d’ordine

Il talento va coltivato e valorizzato. Un mantra che in questi anni molte aziende lo hanno imparato a proprie spese se guardiamo con attenzione ai fenonemi delle Grandi Dimissioni e del Quit Quitting.

Fenomeni di matrice americana e che hanno messo in crisi il paradigma della “hustle culuture”, per la quale si è portati a credere che lavorare sia la cosa più importante della propria vita, a discapito di tutto il resto.

Diversamente, rendere il proprio posto di lavoro un ambiente gentile e attuare accorgimenti per consentire a collaboratori e dipendenti di migliorare il proprio equilibrio tra la vita professionale e quella privata, sono diventati elementi chiave per attrarre i talenti, soprattutto tra le nuove generazioni.

Di questo ha parlato Alessandro Rimassa, founder e CEO di Radical HR, intervistato dalla redazione di LinkedIn Notizie.

Alessandro Rimassa – Radical HR

In quali settori assisteremo di più ad una riscoperta dei talenti nel 2023?

“La riscoperta del talento ci sarà in tutte quelle professioni di knowledge workers, quelle in cui la capacità intellettuale e la creatività sono in primo piano e vengono messe a disposizione dell’azienda. In generale, si assiste ad una rivalutazione del talento nella parte più alta della piramide dei servizi al consumatore, anche nei settori che non immagineremmo mai. Non è un trend solo del 2023: abbiamo davanti anni in cui le capacità del singolo cresceranno di importanza”.

L’attenzione al work-life balance diventerà fondamentale in ottica di negoziazione?

“Quello del well-being sta diventando un tema centrale. Lo smart working è fortemente richiesto e sta diventando una parte della negoziazione, soprattutto tra le persone che possono permettersi di non accettare il primo lavoro che trovano. Si va verso un bilanciamento vero e proprio del rapporto vita-lavoro, cosa che non vale più solo per i giovani ma anche per gli over 50”.

Come si coltiva oggi il talento?

“Coltivare un talento oggi parte da una cosa essenziale: l’ascolto e quindi la comprensione delle differenze e dei bisogni delle persone in azienda. Se vuoi avere talenti in azienda, devi renderli partecipi del loro piano di formazione”.

In che cosa consiste un piano di formazione?

Significa costruire piani di sviluppo ad personam, chiedendo al collaboratore regolarmente quali sono le aree che più interessano e quali competenze possono o vogliono acquisire. Questo è fondamentale

Talento, una tendenza da seguire

Il talento è e sarà un tema chiave nel mercato del lavoro, anche nel 2023. La vera sfida delle azienda sarà quella di strutturarla in più fasi:

  • attrarre
  • coltivare
  • trattenere

Se da una parte saranno sempre di più le nuove generazioni a chiedere più opportunità di crescita professionale e flessibilità, dall’altra i dipartimenti di risorse umane dovranno bilanciare lo sforzo e trovare le giuste persone per i posti vacani in azienda con percorsi di fidelizzazione.

“The skillfull corporation”

Secondo i dati emersi dalla ricerca “The skillfull corporation” di McKinsey, il 43% delle aziende ha carenze di competenze all’interno della propria forza lavoro. Mentre secondo l’ultimo Employment outlook survey di Manpower, il 75% dei datori di lavoro ha evidenziato difficoltà nel ricoprire alcuni ruoli, con un aumento del 6% rispetto allo stesso periodo del 2021.

Questo sta a significare come la carenza globale dei talenti ha raggiunto il livello più alto in 16 anni. Un fenomeno che interesserà sempre di più anche l’Italia.

Nel 2023, la ricerca di specifiche competenze richieste dal mercato del lavoro farà sì che le aziende assumeranno sempre di più consapevolezza della necessità di modificare il loro approcccio alla gestione dei talenti. Infatti, attrarre i talenti è solo il primo passo di questo processo.

Il solo stipendio non è più sufficiente. Le aziende dovranno concentrarsi su “altri fattori vitali per la soddisfazione e il coinvolgimento, tra cui la crescita professionale, la flessibilità e l’equilibrio tra lavoro e vita privata”.

Lo stipendio, infatti, diventa “un fattore secondario e non più sufficiente per scegliere se mantenere o meno il proprio posto di lavoro”.

Non è un caso che il 31% dei lavoratori dichiara che il motivo principale per cui decide di licenziarsi è la mancanza di opportunità di crescita professionale e di formazione e solamente 4 lavoratori su 10 si dichiarano “soddisfatti delle prospettive di carriera e delle opportunità di upskilling offerte” dalla propria azienda.

HR Trends

Preso coscienza di questo scenario, secondo l’ultimo rapporto HR Trends di Randstad, la sfida principale delle azienda sta nel focalizzarsi sul trattenere i talenti. Ad oggi, se il 70% degli HR afferma che “l’azienda ha cercato di trattenere i talenti”, solo il 41% dei candidati è d’accordo con questa affermazione.

Tra le iniziative intraprese per trattenere i talenti rientrano:

  • piani per sviluppare le competenze (35%)
  • indagini sul clima interno (29%)
  • momenti informali di monitoraggio (25%)

Tuttavia, secondo il 36% dei candidati la propria azienda non ha messo in atto alcun piano per trattenere i talenti.

Per concludere, la strada sempre ormai tracciata: nel futuro prossimo le aziende non dovranno più focalizzarsi sull’attrazione a scapito della fidelizzazione, ma dovranno (ri)scoprire il talento e impegnarsi a proteggerlo.

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