AI e Soft Skills nel mondo del lavoro: il primo evento LIVREA fa il pieno di idee (e di persone)

16 Giugno 2026

Il 9 giugno 2026, nei Paesi Bassi, LIVREA BV ha ospitato il suo primo evento live: una giornata di confronto su intelligenza artificiale, competenze trasversali e futuro delle organizzazioni.

INDICE

Il 9 giugno 2026, nei Paesi Bassi, LIVREA BV ha ospitato il suo primo evento dal vivo: una giornata di confronto su intelligenza artificiale, competenze trasversali (soft skills) e futuro delle organizzazioni. Sul palco quattro relatori di eccezione. In sala, professionisti HR, manager e imprenditori uniti da una convinzione comune: prima di parlare di AI, bisogna tornare a parlare di persone.

1. Una giornata che resterà

«Non osavo sognare che sarebbe andata così».

Sono le parole con cui Nicolas Pastor, Founder di LIVREA BV, ha descritto la giornata.

L’evento, intitolato “Skills & AI op de werkvloer”, si è tenuto il 9 giugno 2026 in un’ambientazione volutamente raccolta, lontana dalla logica dei grandi palcoscenici. Una scelta che si è rivelata strategica: lo spazio ridotto ha creato le condizioni per conversazioni più profonde, domande più sincere, confronti che raramente si trovano nei convegni di settore.

«C’era spazio per approfondire, spazio per fare domande, spazio per condividere esperienze. E forse ancora più importante: spazio per essere vulnerabili – ha sottolineato Pastor – La qualità delle conversazioni, l’apertura dei nostri ospiti e la disponibilità a condividere conoscenze tra di loro mi confermano che questo argomento è più attuale che mai».

Nicolas Pastor, Founder LIVREA BV

2. Il filo conduttore: prima le persone, poi la tecnologia

Se c’è un’idea che ha attraversato tutta la giornata, dai keynote alla tavola rotonda finale, è questa: l’intelligenza artificiale è uno strumento potente, ma inutile senza una comprensione profonda delle competenze umane presenti nell’organizzazione.

«Prima di iniziare a lavorare con l’AI, devi sapere quali competenze trasversali hai nella tua organizzazione oggi e quali saranno ancora necessarie domani», ha sintetizzato Nicolas Pastor. «Inizia dalle basi. Inizia dall’inizio. Inizia dalle persone».

Un messaggio che i partecipanti hanno condiviso all’unanimità, e che ha rappresentato il denominatore comune di una giornata ricca di spunti, dati e storie concrete.

3. I relatori: quattro prospettive, una sola direzione

Inge Grasmeijer-van der Pijl: “Skills, generazioni e il valore di ogni età”

La prima sessione della giornata ha portato in scena una delle sfide più concrete e spesso sottovalutate delle organizzazioni moderne: la coesistenza di quattro generazioni sullo stesso posto di lavoro.

Inge Grasmeijer-van der Pijl ha aperto con un dato: «Oggi sul mercato del lavoro olandese convivono Baby Boomers (12%), Generazione X (28%), Millennials (35%) e Generazione Z (25%). Quattro insiemi di valori, aspettative e stili lavorativi profondamente diversi, ma con più punti in comune di quanto si creda».

Il messaggio centrale della relazione ha smontato i luoghi comuni generazionali per mettere in luce le competenze distintive e complementari di ciascun gruppo:

  • la memoria istituzionale e la stabilità dei Boomers
  • la resilienza pragmatica della Gen X
  • la propensione alla collaborazione e al purpose dei Millennials
  • la creatività digitale e il coraggio dell’autenticità della Gen Z

«Ogni generazione porta skills uniche. È la combinazione che fa la differenza», ha sintetizzato Inge, citando la necessità di costruire team multigenerazionali come vantaggio strategico, non come complicazione da gestire. Tre azioni concrete proposte alla sala: costruire un “contratto di team” sulle preferenze comunicative, attivare percorsi di reversed mentoring tra generazioni diverse e mappare le competenze individuali come base per l’ottimizzazione del lavoro di squadra.

Inge Grasmeijer-van der Pijl

Jan van der Laan: “AI è un progetto HR, non un progetto IT”

Jan van der Laan, Workforce Architect e fondatore di The DataFather, ha portato in sala la domanda che molte organizzazioni evitano: l’AI è davvero un tema per il reparto tecnologico, o è prima di tutto una questione di persone?

«AI non è un’ascia per tagliare posti di lavoro, ma una leva per la crescita. La domanda non è quante persone possiamo eliminare, ma quali organizzazioni hanno il coraggio di riprogettare il lavoro in modo che le persone, con l’AI, creino più valore di quanto abbiano mai fatto».

Jan ha portato dati concreti: secondo McKinsey Global Institute, il 57% del tempo di lavoro cognitivo è già oggi influenzabile dall’AI. Entro il 2030, stima il World Economic Forum, il 39% delle competenze attuali sarà obsoleto o profondamente trasformato. Eppure l’82% delle organizzazioni vuole implementare AI agentiva entro 12 mesi, mentre solo il 26% ha già riprogettato il proprio modello operativo.

«Chi compra strumenti senza riprogettare il lavoro paga due volte».

Il cuore della sua proposta metodologica è il werkherontwerp, letteralmente “riprogettazione del lavoro“: un processo in cinque fasi che parte dall’inventario dei compiti per funzione (non per titolo), analizza quali sono automatizzabili, ridisegna i flussi di lavoro, identifica le competenze necessarie e implementa misurando i cambiamenti di comportamento reale. Emblematico il confronto tra due approcci aziendali opposti: Klarna, che ha licenziato centinaia di dipendenti affidandosi all’AI, ha visto crollare la soddisfazione dei clienti ed è dovuta tornare ad assumere. IKEA, che ha usato la tecnologia per liberare 8.500 persone da compiti routinari e le ha riqualificate per attività ad alto valore relazionale, ha visto invece crescere sia la soddisfazione dei clienti che quella dei dipendenti.

«L’HR è la prima area di prova, o la prima vittima. Se le Risorse Umane non riprogettano prima il proprio lavoro per l’AI, perdono di credibilità per guidare il cambiamento nel resto dell’organizzazione».

Jan van der Laan

Bruno Fenaroli: “Perché le Soft Skills sono il vero differenziale umano”

Bruno Fenaroli, Psicoterapeuta, Trainer e HR Consultant, ha portato la prospettiva più profonda della giornata: quella psicologica e umana.

«Il 90% delle persone non ha mai fatto un test sulle proprie soft skills. Eppure l’89% dei fallimenti manageriali è riconducibile a una carenza di competenze trasversali. I titoli aprono le porte, ma le soft skills determinano il successo e il benessere».

Bruno ha introdotto il modello Smart Got Talent (SGT) di Smartpeg, che identifica 20 soft skills raggruppate in cinque macro-aree (Organizzazione, Metodo, Adattabilità, Pensiero e Leadership) come framework per rendere le competenze trasversali misurabili, confrontabili e sviluppabili in modo sistematico. La sua tesi centrale: nell’era dell’AI, le soft skills non sono “anche importanti“, sono il vero differenziale umano.

«Man mano che le mansioni si spostano, conta meno quello che una persona sa fare oggi e conta di più quello per cui è naturalmente portata. Le competenze tecniche si aggiornano. Le soft skills costruiscono il percorso. Il futuro appartiene a chi sa chi è. Le competenze tecniche ti aprono le porte. Le soft skills ti permettono di costruire la tua strada».

Bruno Fenaroli

Dave Conrad: “Livrea: rendere visibile ciò che è invisibile”

Dave Conrad di LIVREA BV, ha chiuso il ciclo delle presentazioni con una riflessione personale e con la presentazione concreta di come la piattaforma LIVREA traduce in pratica tutti i temi della giornata. Partendo da una storia personale (le radici a Nieuwegein, una città dove le opportunità non sono scontate) Dave ha collegato il tema delle soft skills a quello dell’equità di accesso: «Le soft skills non sono distribuite in modo diseguale nella loro presenza. Sono distribuite in modo diseguale nella loro visibilità».

Il problema che LIVREA vuole risolvere è preciso: le organizzazioni oggi assumono, valutano e promuovono sulla base di ciò che è visibile (CV, titoli di studio, output numerico).

«Tutti indicatori a posteriori. La parte predittiva, le soft skills, rimane invisibile e quindi non governabile».

I dati presentati da Dave, validati e certificati dall’Università di Bologna, mostrano cosa succede quando le organizzazioni iniziano a selezionare i team sulla base dei profili di competenza trasversale:

  • la felicità lavorativa aumenta del 24,3%
  • la performance del 24%
  • il coinvolgimento del 35%
  • la sinergia nei team del 28%
  • la qualità delle assunzioni del 39%

«In un mondo pieno di AI, il tuo vantaggio più grande è sorprendentemente umano».

4. La tavola rotonda: domande senza risposte facili

La sessione conclusiva, moderata da Nicolas Pastor, ha portato sul palco tutti i relatori per un confronto aperto con la sala. Le domande dei partecipanti, raccolte in apertura di giornata tramite una survey interattiva, hanno toccato i temi più urgenti: come si misura davvero il ritorno sull’investimento nella formazione sulle soft skills? Come si gestisce la resistenza del management che vuole “solo i numeri“? Come si evita che l’AI nel recruiting amplifichi i bias invece di ridurli?

Non sono emerse risposte definitive e non poteva essere altrimenti. Ma è emerso qualcosa di più prezioso: la consapevolezza condivisa che le domande giuste stanno già cambiando il modo di lavorare di chi le pone.

5. Smartpeg a Perugia, LIVREA ad Amsterdam: un ponte che cresce

Uno dei momenti più significativi della giornata è stato la presenza del team Smartpeg, Bruno Fenaroli e Nicola Chiocchi, arrivati da Perugia per portare la prospettiva di chi ha costruito il modello metodologico su cui LIVREA è fondata. La collaborazione tra Smartpeg, realtà umbra con oltre 30 anni di esperienza nello sviluppo del talento e LIVREA BV, il suo spin-off olandese, rappresenta un modello di trasferimento di know-how che sta trovando terreno fertile nel mercato del lavoro dei Paesi Bassi.

6. Cosa succede adesso?

Nicolas Pastor ha annunciato che nelle prossime settimane il team di LIVREA continuerà i confronti con i professionisti presenti, per esplorare le sfide specifiche delle loro organizzazioni e capire come supportarle nella transizione verso un modello di lavoro skills-based. L’evento del 9 giugno è stato un punto di partenza, non di arrivo. Il tema, come governare il cambiamento portato dall’AI partendo dalle persone e dalle loro competenze, merita un palcoscenico molto più ampio. E il lavoro per costruirlo è già iniziato.

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