Quando il successo non basta
La scelta di lasciare una "gabbia dorata" e la nascita di nuovi progetti per scoprire il valore dei Talenti
L’intervista di Giulio Cesareo, Direttore di sanfrancesco.org a Gianni Cicogna, Presidente Smartpeg.
Appena Gianni Cicogna arriva all’incontro, appare come un uomo abituato a ponderare ogni passaggio del proprio percorso. Parla con tono misurato, ricostruendo senza enfasi gli ultimi quindici anni della sua vita, un periodo che definisce un “deragliamento intelligente“, richiamando un concetto del professor Baccani della Bocconi.
È quel momento in cui ti rendi conto che il binario su cui stai non è più il tuo. Non è una crisi: è un atto di verità
Professore Baccani
Il bivio della vita
La svolta arriva nel 2015, quando Gianni è socio al 50% di una società florida. Guadagna bene, la carriera procede, ma qualcosa non funziona più.
Ero in una gabbia dorata. Io e il mio socio avevamo visioni opposte. E il conflitto tra soci è letale: un'azienda può resistere a una crisi economica, non a una guerra interna
Gianni Cicogna
Così fa una scelta controintuitiva: lascia tutto. “A 54 anni mi sono ritrovato da solo. Non esistevano più certezze, né economiche né sociali. Mi sono chiesto mille volte: ‘Ma che sto facendo?’“.
Da quel momento inizia una lunga discesa. “Il simbolo di Livrea, la nostra piattaforma, è una ‘V’. Tutti vedono una spunta, a in realtà è un percorso: prima scendi, molli le zavorre, ti libere da credenze e condizionamenti. Solo dopo risali. Molto più in alto“.
Tra crolli, solitudini e ripartenze
“Sono rimasto solo, spesso incompreso. Ho investito tutto quello che avevo guadagnato nella vecchia azienda. Ho preso strade sbagliate, ho incontrato Persone che credevo alleate e invece remavano contro. È stato un bagno di sangue“.
Pausa. Poi un sorriso. “Però non ho mollato. Ho oscillato, eccome se ho oscillato… ma non ho mollato“. La risalita, lenta e quasi impercettibile, si concretizza solo pochi mesi fa. “Per la prima volta i ricavi hanno superato i costi. Mi sono commosso. Mi sono chiesto: ‘Come ho fatto ad andare avanti così a lungo?’. La risposta è semplice: le persone che hanno creduto nel progetto“.
«Prima scendi, molli le zavorre, ti liberi da credenze e condizionamenti. Solo dopo risali. Molto più in alto»
L’intuizione dei talenti
È in quegli anni che matura l’idea alla base di Livrea, software per la valorizzare il talento dei dipendenti di un’azienda. “I talenti non sono fatti per te stesso“, afferma, “sono fatti per gli altri. Le tue 3-4 qualità distintive servono a compensare le debolezze altrui, e viceversa. Nessuno è completo“.
Critica apertamente la cultura della pagella perfetta. “Siamo cresciuti con l’ossessione di essere bravi in tutto. Ma se io sono negato per la pianificazione, perché devo passare la via a colmare una lacuna? Meglio che io valorizzi ciò che so fare bene, e che altri mi sostengano dove sono debole. È un puzzle“.
Livrea nasce con questa filosofia: un insieme di strumenti, test e percorsi riconosciuti scientificamente per aiutare persone e aziende a scoprire e utilizzare i propri talenti in modo comunitario, non individualistico. Oggi collaborano anche il professor Massetti del Policlinico Gemelli sulla formazione degli specializzandi in cardiochirurgia. “Non per renderli più tecnici, la medicina è già fin troppo tecnica, ma per riportare al centro il rapporto umano“.
Il vero successo
Cicogna parla spesso ai giovani. E quando arriva al tema del successo, non usa mezzi termini. “Viviamo in una società che ci dice che il successo è avere soldi, fama, follower. Una follia“.
Poi racconta la storia dello stradino di Sondrio, un operaio comunale filmato dai colleghi mentre traccia linee perfette a una velocità impressionante. Il video diventa virale e finisce al TG: “Ecco! Quello è un uomo di successo“, conclude. “Perché mette a frutto il suo talento. E gli altri lo riconoscono“.
Il mondo del lavoro visto da dentro
Con Livrea, Cicogna conduce spesso indagini del clima organizzativo nelle aziende.
“I dirigenti ci chiamano dicendo: ‘C’è poca motivazione’, ma la diagnosi è quasi sempre sbagliata. Così proponiamo un’indagine anonima a tutto il personale. Trecento macchine fotografiche vedono meglio di venti”. Uno dei momenti più emozionanti è sempre la plenaria iniziale. “Quando gli operai si fermano, ascoltano e poi ti dicono: ‘In vent’anni nessuno mi aveva mai chiesto la mia opinione’, capisci che gran parte della tua missione è compiuta“.
La fede come bussola
Nel racconto emerge anche un percorso spirituale iniziato negli anni Duemila con il Cammino Neocatecumenale. “È stato un ritorno a una fede concreta, non formale. Mi ha preparato ad affrontare sconfitte, cadute, ripartenze. Oggi tutto ha un senso“.
Alla fine dell’incontro, il filo rosso che lega ogni episodio è chiaro: scavare, buttare via ciò che pesa, e risalire. Come la “V” che ha scelto per Livrea.
“Il punto non è diventare qualcuno“, dice Cicogna alzandosi, “è diventare se stessi e mettersi al servizio”.
