Sindrome dell’impostore sul lavoro: più di un dipende su due si sente così
Un recente studio de Il CV Perfetto mostra che, seppur riconoscendo il proprio valore, molte persone provano la sensazione di non essere all’altezza del ruolo che ricoprono.
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Anche quando riconoscono le proprie capacità e sanno di aver raggiunto certi risultati per merito, molti lavoratori continuano a sentirsi non abbastanza. Più di uno su due, infatti, dice di provare almeno qualche volta la sensazione di dover apparire più sicuro e più competente di quanto si senta davvero.
Lo conferma un sondaggio de ilCVperfetto, piattaforma per la creazione di CV online, condotto su oltre 1.000 lavoratori in Europa per capire quanto questo senso di inadeguatezza incida sia sull’esperienza del singolo sia sul lavoro dell’azienda.
L’indagine Sindrome dell’impostore sul lavoro 2026 mostra con chiarezza la distanza tra ciò che molte persone sentono e ciò che pensano di dover mostrare sul lavoro. Aspettative alte, confronto costante con i colleghi e mancanza di feedback alimentano un’insicurezza diffusa. A questo si aggiunge il fatto che chi ha ruoli di responsabilità parla raramente dei propri errori o delle difficoltà incontrate, rafforzando un contesto in cui sembra più importante apparire sicuri che potersi mostrare per come davvero si è.
1. Punti chiave
- La sindrome dell’impostore è più comune di quanto sembri: riguarda il 51% degli intervistati, anche se molti attribuiscono i propri risultati soprattutto alle proprie capacità.
- Mostrarsi sicuri sembra quasi un obbligo: quasi 7 persone su 10 sentono la pressione di apparire più competenti o più sicure di quanto si sentano realmente.
- L’insicurezza porta a lavorare di più: più di una persona su quattro reagisce sovraccaricandosi di lavoro per dimostrare il proprio valore.
- Anche il contesto lavorativo ha un peso: tra i fattori che alimentano la sindrome dell’impostore ci sono il confronto con gli altri e la mancanza di feedback.
- La crescita professionale ne risente: il 68% afferma che questo senso di inadeguatezza ha avuto un effetto negativo sul proprio percorso professionale.
- Manager e leader raramente mostrano fragilità: solo il 7% degli intervistati riporta che chi ha ruoli di responsabilità parla apertamente delle proprie difficoltà o dei propri errori
"La sindrome dell’impostore non nasce da una reale mancanza di capacità. Spesso è piuttosto una risposta a contesti di lavoro in cui conta più apparire sicuri e dare l’impressione di sapere tutto, che imparare. Quando chi ha più responsabilità non parla dei propri errori o di ciò che ha imparato lungo il percorso, si rafforza l’idea che bisogna mostrarsi sempre sicuri e nascondere ogni incertezza".
Jasmine Escalera
2. Anche chi riconosce le proprie capacità può sentirsi un impostore
Dai dati del sondaggio emerge che la sindrome dell’impostore è molto diffusa sul lavoro. Il 51% degli intervistati afferma di sentirsi almeno qualche volta non all’altezza, anche se la maggior parte riconosce che i propri successi dipendono soprattutto dalle proprie competenze.
Quanto spesso emerge questa sensazione di sentirsi inadeguati:
- sempre (5%)
- spesso (18%)
- a volte (28%)
- raramente (23%)
- mai (26%)
A cosa gli intervistati attribuiscono i propri processi:
- interamente alle proprie competenze (19%)
- soprattutto alle proprie competenze (48%)
- alle proprie competenze, ma anche in parte alla fortuna (29%)
- soprattutto o del tutto alla fortuna (4%)
3. L’insicurezza cresce quando ci si sente sotto pressione
Circa 7 persone su 10 si sentono sotto pressione sul lavoro, non solo per la paura di sbagliare, ma anche per il bisogno di apparire più sicuri e competenti di quanto in realtà si sentano. In particolare:
- il 40% sente sempre o spesso questa pressione
- il 29% la prova qualche volta
- il 31% la prova raramente o non la prova mai
Secondo chi ha partecipato al sondaggio, questa insicurezza dipende più dall’ambiente di lavoro che da una vera mancanza di capacità. Tra i fattori citati più spesso ci sono:
- il confronto con colleghi percepiti come particolarmente brillanti (32%)
- la mancanza di feedback o riconoscimento (29%)
- la tendenza a pretendere troppo da sé stessi (28%)
- il fatto che strumenti, tecnologie e competenze richieste cambino di continuo (24%)
- aspettative molto alte da parte dei superiori (22%)
4. L’insicurezza ha un impatto su carriera e risultati aziendali
Quasi la metà degli intervistati afferma che questa insicurezza ha già influito sulle proprie scelte professionali:
- in modo significativo o abbastanza evidente (44%)
- in modo limitato (24%)
- senza effetti particolari (20%)
- non vive questo tipo di disagio (12%)
Ma il problema non riguarda solo il percorso del singolo. Quando una persona si mette costantemente in discussione, anche il lavoro ne risente e, di conseguenza, possono risentirne i risultati dell’azienda.
Chi vive questa situazione, infatti, tende più spesso a:
- rimettere continuamente in discussione le proprie decisioni (28%)
- lavorare più del necessario per dimostrare quanto vale (27%)
- cercare conferme da colleghi o responsabili (23%)
- soffermarsi troppo sui dettagli o sulla ricerca della perfezione (22%)
- sminuire i propri risultati (18%)
- trattenersi dal parlare o dal condividere idee (16%)
- evitare di assumersi maggiori responsabilità (15%)
- paragonarsi agli altri (13%)
5. Se chi guida il team non parla di difficoltà, il problema si amplifica
Molte persone hanno l’impressione che la sindrome dell’impostore sia alimentata anche dal fatto che chi ha ruoli di responsabilità parla poco dei propri dubbi, errori o momenti difficili. In particolare:
- per il 56% i leader, mai o quasi mai, parlano delle proprie insicurezze o dei propri errori
- il 37% afferma che questi temi vengono affrontati raramente
- appena il 7% sostiene che se ne parli con regolarità
6. Conclusioni
Il sondaggio mostra che la sindrome dell’impostore è un disagio molto diffuso tra i lavoratori europei. Anche chi ha competenze solide e ottiene buoni risultati può sentirsi non abbastanza. E questa insicurezza, alla lunga, può influire sulle scelte quotidiane, rallentare la crescita professionale e avere effetti anche sul lavoro dell’azienda.
Per questo il ruolo dei datori di lavoro è centrale. Quando le persone si sentono apprezzate, ricevono feedback chiari e trovano nei responsabili un atteggiamento aperto, è più facile che lavorino con maggiore serenità e sicurezza.
Affrontare questi temi non serve solo a migliorare il benessere dei collaboratori, ma anche a creare un ambiente di lavoro più sano e a valorizzare meglio le capacità di ciascuno.
