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I giovani lavoratori italiani sono i più stressati al mondo

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I giovani lavoratori italiani sono i più stressati al mondo


Bain & Company ha presentato la nuova ricerca "The Working Future", analizzando come il mondo del lavoro sia cambiato e come nuovi trend debbano essere tenuti in considerazione nelle politiche aziendali.


Un report frutto di un sondnaggio condotto su un campione di oltre 20mila lavoratori in dieci paesi che rappresentano, insieme, circa il 65% del PIL globale:

  • Stati Uniti
  • Cina
  • Germania
  • Francia
  • Italia
  • Giappone
  • India
  • Indonesia
  • Nigeria
  • Brasile

Bain & Company ha presentato una nuova ricerca globale sui trend che stanno modellando il mondo del lavoro. L'Italia è quella più indietro: il livello di soddisfazione professionale degli italiani è agli ultimi posti.

Cinque trend chiave che stanno cambiando il futuro del laovoro


  1. Le motivazioni che spingono le persone a lavorare stanno cambiando

I miglioramenti negli standard di vita negli ultimi 150 anni ci stanno permettendo di spendere un numero inferiore di ore a lavorare e stanno contribuendo a migliorare le aspettative su ciò che un posto di lavoro dovrebbe offrire.


"Sebbene il compenso sia ancora sul podio delle priorità della maggior parte dei lavoratori, - spiega Roberta Berlinghieri, partner di Bain & Company - in Italia solo un lavoratore su cinque lo classifica come il fattore principale per la scelta di un lavoro, con la flessibilità che assume un ruolo sempre più importante: per il 12% dei lavoratori italiani è già il primo motivo per scegliere un posto di lavoro".

  1. Cos'è un "buon lavoro"? Le opinioni divergenti

Bain ha individutato sei archetipi di lavoratori, ognuno caratterizzato da un diverso mix di proprietà, per i quali le aziende devono creare employee value proposition distinte.


  • Worker Bees: trovano significato e autostima principalmente al di fuori del loro lavoro, considerando la loro occupazione come un mezzo. Non sono motivati dallo status o dall'autonomia, e preferiscono stabilità e prevedibilità. Hanno spirito di squadra, ma spesso mancano di proattività.
  • Givers: trovano motivazione nei lavori che migliorano la vita degli altri, come la medicina o l'insegnamento. La loro natura empatica si traduce tipicamente in profonde relazioni interpersonali. La loro natura più cauta li porta ad essere poco pratici e ingenui.
  • Artisans: cercano un lavoro che li affascini o li ispiri e amano essere apprezzati per la loro competenza. Tipicamente desiderano un alto grado di autonomia, dando meno importanza al lavoro in team. Rischiano di essere distaccati e di perdere di vista gli obiettivi.
  • Explorers: tendono a vivere nel presente e cercano carriere che forniscano un alto grado di varietà ed eccitazione. Tendono ad adottare un approccio pragmatico allo sviluppo professionale, ottenendo solo il livello di competenza necessario. Possono mancare di direzione e convinzione.
  • Strivers: sono motivati dal successo professionale, e apprezzano lo status e il compenso. Sono pianificatori che possono essere relativamente avversi al rischio. Sono disposti a tollerare lavori più di routine, purché sia utile al raggiungimento dei loro obiettivi di lungo termine. La loro competitività può mettere alla prova la fiducia all'interno dell'organizzazione.
  • Pioneers: si identificano profondamente con il loro lavoro e attraverso la loro professione desiderano cambiare il mondo. Sono i più tolleranti al rischio e orientati al futuro, disposti a fare grandi sacrifici in nome della propria visione. Mettono la loro energia al servizio dei cambiamenti, ma rischiano di essere intransigenti e imperiosi.

"In Italia - spiega Roberta Berlinghieri - l'archetipo più diffuso è il primo, quello dei Worker Bees, gli operativi. In particolare, questa predominanza si evidenzia nella fascia di età 35-54".

Gli archetipi di lavoratori suddivisi per fasce d'età e livello di educazione.

  1. L'automazione sta (ri)umanizzando il lavoro

Le qualità tipicamente umane, come il problem solving, l'empatia e la creatività, stanno crescendo d'importanza mentre l'automazione andrà a sostituire progressivamente il lavoro di routine. Bain si aspetta uno spostamento del mix occupazionale nelle economie sviluppate che favorirà le qualità umane, e questo richiederà una grande riqualificazione della forza lavoro.

  1. Il cambiamento tecnologico sta rendendo più labili i confini dell'azienda

Il boom di Smart Working e Gig Economy ha modificato in modo significativo le modalità in cui i lavoratori interagiscono con le aziende. Questi cambiamenti hanno ridotto i costi aziendali, ma hanno anche conseguenze negative per i lavoratori, in particolare sotto il profilo del livello di soddisfazione professionale e di connessione tra colleghi.


"L'Italia è - continua Berlinghieri - da questo punto di vista, molto frammentata. Assistiamo a una grande polarizzazione nei desiderata dei lavorati italiani: il 27% preferirebbe non lavorare mai (o quasi mai) da remoto, il 17% invece opterebbe per cinque giorni a settimana di smart working".

% di intervistati che si sente stressato/sopraffatto dal lavoro divisi per fascia d'età e Stato.

  1. Le nuove generazioni sono sempre più stressate

I giovani sono sottoposti a una crescente tensione psicologica che si riflette nella loro vita lavorativa. Se da questo trend si manifesta in maniera diffusa in tutte le aree geografiche prese in considerazione, l'Italia è sul podio, dopo Giappone e Brasile: il 64% dei lavoratori italiani sotto i 35 anni intervistati si sente sopraffatto o sotto stress, mentre solo il 54% degli over 35 e il 44% degli over 55 cita lavoro e stabilità economica come elementi di preoccupazione.


"Solo il 60% dei lavoratori italiani intervistati è soddisfatto della propria prefessione".

Come impattano sulle aziende questi trend?


Tenendo conto di tutti questi trend, Bain & Company ha individuato due aree in cui le aziende che vorranno avere successo dovranno investire.


In primo luogo queste realtà dovranno passare dall'essere "a cacca di talenti" (talent taker) a "sviluppatori di talenti" (talent maker): un cambiamento che richiede investimenti di scala nella formazione e nella creatività, concentrandosi sui percorsi di carriera delle risorse e coltivando una mentalità di crescita all'interno dell'organizzazione.


In secondo luogo, le aziende leader dovranno spingere i dipendenti a lavorare sulle capacità personali e a costruire una carriera che corrisponda alla loro idea soggettiva di vita.