Felicità al lavoro: 5 strategie pratiche per aumentarla da subito

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La felicità al lavoro: 5 strategie per aumentarla da subito


Alla ricerca della felicità. Forse non riesci ad immaginare qualcosa di più importante per la tua vita, eppure non è così scontato che la tua esistenza debba necessariamente rivolgersi verso questo obiettivo. Certo è che il benessere è qualcosa che più ce n'è e meglio è, in ogni ambito, quello lavorativo compreso.


Lo sanno bene al dipartimento di Psicologia dell'Università di Torino dove è iniziato all'interno di un laboratorio dal titolo "Contesti e strumenti per il benessere e la felicità", tenuto dalla Psicologa Marta Casonato, la responsabile dell'ufficio studi di Mezzopieno e Semi Onlus, in collaborazione con i quali è organizzato.


Un'iniziativa che importa in Italia alcuni tratti del corso più frequentato di sempre all'Università di Yale, "Psychology of Good Life".

Tra gli obiettivi di questo progetto c'è quello di allenare un pensiero critico riguardo le forme che la felicità e il benessere possono assumere nei diversi ambiti della nostra vita. Così, all'interno dell'articolo di Vanity Fair, ne ha parlato in un'intervista proprio Marta Casonato.


Molti sostengono che siamo diventati "schiavi" del concetto di felicità; lei cosa ne pensa?


«La felicità è diventata in questi anni un concetto abbastanza mainstream e il modo in cui viene narrata l'ha resa quasi un "dovere", una voce aggiuntiva nelle nostre liste da fare, un'altra cosa di cui occuparsi. Se non siamo felici ci sentiamo insoddisfatti, specie se ci confrontiamo con l'immagine che ci "vendono". Questo carica il benessere e la felicità di una pressione controproducente, che ci allontana dal vero obiettivo: non si tratta di essere felici ad ogni costo ma di concedersi del tempo e dello spazio per ascoltare e capire cosa potrebbe farci stare veramente meglio».


Questo laboratorio mira anche a far comprendere quali sono sul lavoro i bisogni più veri: quali sono?


«I bisogni sono estremamente soggettivi e variano a seconda delle fasi della vita. La ricerca, però, ci insegna che esistono aspetti che se coltivati rendono tutti più felici: sentirsi coinvolti, provare emozioni positive, costruire e coltivare buone relazioni, dare un significato a ciò che facciamo. Un range molto ampio che spazia da aspetti più fattuali ad altri più spirituali. Nel laboratorio cerchiamo di portare l'attenzione degli studenti su questi temi».


Ma perché al lavoro trascuriamo i nostri bisogni, dedicando energie ad aspetti secondari?


«Le ragioni possono essere molteplici. In primo luogo non tutti gli ambienti di lavoro promuovono la salute organizzativa e il benessere dei propri collaboratori. In questi casi anche chi sarebbe portato a dare ascolto ai suoi bisogni viene messo a dura prova. In altri casi ci si lascia assorbire da dinamiche performative senza coltivare le altre dimensioni, anche dove questo sarebbe possibile. Ma a lungo andare ciò prosciuga tutte le energie, sia mentali che fisiche, e porta a fenomeni di dipendenza dal lavoro o di esaurimento progressivo».


Se dovesse definire la felicità al lavoro, come lo farebbe?


«La felicità al lavoro non si limita alla soddisfazione per ciò che si fa. È anche riuscire a gestire senza troppo stress gli intoppi e i contrattempi e potersi relazionare in modo sereno con colleghi e clienti. Ma oltre a queste dimensioni legate alla piacevolezza, non dobbiamo dimenticare che è cruciale, per essere felici al lavoro, sentire che il nostro operato è importante per noi e per l'azienda in cui lo svolgiamo. Attenzione, però! Ciascuno di noi può e dovrebbe sentire valorizzato il proprio contributo, in qualunque campo si operi».


Quali elementi il vostro laboratorio ha mutato del corso di Yale e in quali invece si differenzia?


«Dal corso di Yale abbiamo mutato la centralità del lavoro che ogni studente deve svolgere su di sé per mettersi in gioco su temi affrontati all'interno e all'esterno dell'aula. Che si parli di gratitudine, di assaporare le cose positive che ci accadono o di prendersi cura delle nostre relazioni, il tema può essere affrontato solo da un punto di vista teorico ma necessariamente richiede di lavorare su di sé, per sperimentarlo, sentirlo e farlo proprio. L'aspetto innovativo che abbiamo inserito è quello del confronto con persone che operano in vari contesti e che su questo tema hanno molto investito».


Felicità al lavoro: 5 strategie per aumentarla da subito


Aiuta un collega o un cliente


I gesti di gentilezza rappresentano una grande fonte di felicità, lo dimostrano tantissimi studi, e quelli sul luogo di lavoro non fanno eccezione. Offrire un piccolo gesto di aiuto ci fa sentire più utili, valorizza il nostro contributo nel team di lavoro o con il cliente e ci permette di connetterci maggiormente agli altri.


Bravo! Brava!


I riconoscimenti, non soltanto economici, sono estremamente importanti. Ma quando tardano ad arrivare dal tuo superiore puoi assegnarteli da te! Quando senti di aver dato il meglio concediti un premio e complimentati con te stesso. Piccole cose che, però, non faranno passare inosservati alla tua mente l'impegno e il successo.


Multitasking si, ma non troppo...


Quando sei impegnato/a in più compiti contemporaneamente non riesci a dedicare la giusta attenzione ad ogni dettaglio. Questo rischia di abbassare inevitabilmente la qualità del tuo lavoro e soprattutto ti fa consumare un maggior numero di energie mentali. Meglio stabilire in che ordine affrontare i diversi compiti che ti aspettano, definendo le priorità e imparando necessariamente anche a dire di no.


"Ordine" è la parola d'ordine


È vero che la creatività e l'immaginazione sono spesso associate al disordine, ma non tutti siamo in grado di reggerlo, soprattutto nei momenti di maggiore pressione. Il disordine genera confusione e caos, per questo andrebbe evitato. Ecco allora che una postazione di lavoro ordinata aiuta a prevenire le distrazioni, aiutandoti a schiarirti le idee e a fornirti una sensazione di maggiore nitidezza e controllo, limitando la sensazione di ingovernabilità di ciò che fai.


Stop: concediti delle pause


Lavorare ininterrottamente, senza sosta, mette a dura prova cervello e sensi (in particolar modo la vista), lasciando così il posto all'improduttività e all'angoscia. Fai delle piccole pause e, soprattutto se svolgi un lavoro sedentario, assicurati di fare qualche piccolo movimento fisico (anche semplicemente alzarti dalla sedia) e di staccare gli occhi dallo schermo (si, anche quello del cellulare).