Great resignation: 4 actions to counter this corporate phenomenon

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Sempre più, in Italia, si parla del fenomeno delle grandi dimissioni: cos'è e come contrastarlo


C'era una volta... il posto fisso, un'ambizione che ha condizionato per decenni le scelte di intere generazioni: ma qualcosa è cambiato


L'impianto del lavoro tradizionale, fortemente gerarchizzato e basato sulle performance e sulla produttività, ha iniziato a scricchiolare e oggi, dopo due anni di pandemia, stiamo assistendo ad una trasformazione che lo scuote nelle fondamenta.


Grandi dimissioni: da dove arrivano?


Il fenomeno delle grandi dimissioni è nato al di là dell'Oceano Atlantico ed è noto anche con i nomi di "Big Quit" o "Great Resignation. In sostanza, si tratta di un'ondata senza precedenti di lavoratori che danno le proprie dimissioni. Nel 2021 sono stati 25 milioni dei quali 4,5 soltanto nel mese di novembre. Sebbene con una portata decisamente più ridotta, questo fenomeno è arrivato anche in Italia.


Solo nel secondo trimestre del 2021 il boom è stato dell'85%, mentre nel terzo la media è stata del 26,7%. Due le principali teorie:

  • una risposta concreta ai mesi della pandemia;
  • un mutamento sostanziale o ormai inarrestabile dei paradigmi lavorativi.

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Secondo i dati riportati dall'US Bureau Of Labor Statistics, soltanto negli Stati Uniti a luglio del 2021 ben 4 milioni di persone hanno dato le proprie dimissioni. Nei mesi precedenti, invece, si è registrata una crescita costante (aprile 2021 il periodo di picco massimo) di persone che hanno deciso di lasciare il proprio lavoro.


Parallelamente, una ricerca effettuata dall'Harvard Business Review, su 9 milioni di lavoratori di circa 4 mila aziende ha fatto venire a galla due elementi:

  • la maggior parte delle risorse che ha presentato le dimissioni ha un'età compresa tra i 30 e i 45 anni;
  • il numero di dimissioni delle risorse più giovani ha avuto un incremento, ma non così consistente rispetto all'altra fascia considerata.

Le grandi dimissioni in Italia


Secondo il 5° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale (uscito a marzo 2022), in Italia il fenomeno delle grandi dimissioni non è così diffuso come all'estero.


Infatti, il 56,2% degli occupati non pensa affatto a lasciare il proprio lavoro, nella convinzione che non troverebbe un impiego migliore di quello attuale.


Si conferma quindi un trend di più lungo periodo di crescita delle dimissioni legato all'aumento della precarietà dei rapporti di lavoro. Tra i lavoratori italiani vince il pragmatismo rispetto alla tentazione della Great Resignation, cioè le dimissioni al buio alla ricerca di un impiego più gratificante o per fare atro. Ancora, tra i lavoratori italiani, fa più paura l'idea di ritrovarsi impantanati nella precarietà del mercato del lavoro.


Questo, però, non significa affatto che i lavoratori italiani sono soddisfatti:

  • l'82,3% (l'86% tra i giovani e l'88,8% tra gli operai) si ritiene insoddisfatto della propria occupazione, ritenendo di meritare di più;
  • il 58,1% dei lavoratori ritiene di ricevere una retribuzione non adeguata al lavoro svolto. Una percezione confermata dalle statistiche ufficiali: negli ultimi vent'anni, infatti, la retribuzione media lorda annua in Italia su è ridotta del 3,6% in termini reali (al netto dell'inflazione), mentre in Germania sono aumentate del 17,9% e in Francia del 17,5%.

Oltre le grandi dimissioni: 4 azioni per costrastare questo fenomeno


Ecco allora che il termine "Great Resignation" può portare fuori strada.

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